Case al posto dell’asilo delle suore. Lo scoglio della variante al Puc

Con gli adeguamenti al Piano urbanistico l’immobile è rientrato negli spazi di interesse pubblico. Un cambio di destinazione d’uso dovrà passare dal Consiglio. Petrone “Non ci sarà mai il mio sì!”

Non sarà così semplice per l’acquirente dell’immobile delle suore dell’Odine di Maria Ausiliatrice ottenere il cambio di destinazione d’uso della ex sede dell’asilo di via Francesco La Francesca. Non è semplice dal momento che l’ex Istituto che accoglieva i bambini della scuola dell’infanzia (chiuso nel 2017 per ragioni economiche) stando al Piano urbanistico comunale, e successivi aggiornamenti, quell’area rientra in uno spazio considerato di interesse pubblico. È proprio l’essere attiguo alla Chiesa di San Giovanni Bosco e dei Salesiani a rendere quel palazzotto un unicum con le funzioni religiose, quindi con un prevalente interesse pubblico. È questo non soltanto è possibile riscontrarlo attraverso la lettura delle spiegazioni e delle mappe ma anche tra gli allegati ai Puc, dove c’è un elenco in cui i Salesiani sono inseriti nell’ambito della porzione di territorio comunale d’interesse comune.
In sostanza quindi, se le suore volessero vendere l’immobile a qualcuno che ad esempio volesse realizzare degli appartamenti, quest’ultimo dovrebbe presentare un progetto con una variante al Puc la cui applicazione dovrà essere comunque sottoposta al vaglio del Consiglio Comunale. Ed è proprio in aula che il futuro acquirente (secondo indiscrezioni un costruttore napoletano) potrebbe trovare lo scoglio più arduo da superare. Perché consiglieri come Sara Petrone hanno già annunciato che mai voteranno un provvedimento che contenga questa autorizzazione d’uso. “Il nostro quartiere, sottolinea infatti la consigliera, non può rinunciare a un luogo da sempre dedicato ai nostri figli e alla collettività”. L’aggregazione nei centri urbani deve essere difesa e salvaguardata ad ogni costo. Non si possono perdere spazi che, all’interno del tessuto urbano, garantiscono il soddisfacimento dei bisogni sociali, svolgendo un importante ruolo di decomposizione”. Quindi, qualora si presentasse la circostanza di una possibile variazione d’uso e io ricoprissi ancora il mio ruolo – afferma la Petrone – la mia posizione è e sarà assolutamente contraria. E sono certa che saranno dello stesso parere il sindaco, ma anche i miei colleghi, se guardo il modus operandi assunto da ognuno di noi in questi anni di governo della città”.
Il riferimento è alla scelta di far prevalere l’interesse pubblico su quello privato e, in questo caso, la necessità della parrocchia e del quartiere di non perdere un punto di riferimento educativo e formativo a vantaggio di una possibile speculazione immobiliare, come ha annunciato il parroco della Chiesa di Don Bosco, don Pasquale Martino.
Le suore avrebbero già ricevuto un’offerta di 4.5 milioni di euro. L’offerta della Curia e del Parroco si era fermata a 3 milioni: 500 mila euro in più della stima effettuata sull’immobile pur di non perdere i servizi dell’oratorio, anzi guadagnare nuovi spazi per le attività dovendo rinunciare alla scuola per l’infanzia. Le prime polemiche attorno alle decisioni delle suore di Maria ausiliatrice si erano scatenate già nel 2017 quando fu stabilita la chiusura dell’Istituto che era stato un punto di riferimento dell’intero quartiere. In quell’occasione si mosse tutta l’Amministrazione ma invano.
Dopo mesi, ora, all’interno dell’immobile sono stati avviati una serie di interventi per sanare delle difformità edilizie che erano state riscontrate dal Comune rispetto ai progetti originari. Lavori che sono stati, però, la spia per il parroco e per i cittadini del quartiere per comprendere che le suore non avevano cambiato idea, anzi erano pronte – una volta sanati i problemi della struttura – a vendere lo stabile (sembrerebbe) senza preoccuparsi di che destino avrà.

(da La città)